Niente esiste senza il suo contrario (seconda legge)


Il testo che segue descrive la seconda legge biologica elaborata dal medico tedesco Ryke Geerd Hamer, fondatore nel 1981 della Nuova Medicina Germanica; questa legge, insieme alle altre 4, è per il dott. Hamer nata con la nascita della vita e iscritta nel codice genetico di ogni organismo vivente: la pianta, l’animale, l’uomo, si comportano infatti secondo le stesse leggi biologiche.

Seconda legge: le due fasi della malattia (“Niente esiste senza il suo contrario”)

Non esiste il giorno se non c’è la notte: tutto funziona in modo binario in questo mondo.

Le attività umane sono governate dal sistema nervoso neurovegetativo, che è composto essenzialmente dal sistema ortosimpatico (o simpatico) e dal sistema parasimpatico (o vago).

Tutte le malattie hanno due fasi, solitamente di analoga durata. La prima fase (che va dal trauma alla risoluzione del problema) è quella di stress ed è detta “simpaticotonia”, perché entra in azione il sistema simpatico. La seconda fase va dalla soluzione dei problemi al ritorno alla normalità ed è detta vagotonia perché entra in azione il sistema parasimpatico (vago).

Fase di simpaticotonia, ovvero il “conflitto attivo”

Al verificarsi di un trauma che ci coglie impreparati, che viviamo in solitudine, che continuiamo a rimuginare e che non sappiamo come risolvere, i tre livelli dell’essere umano (mente, cervello e corpo) entrano contemporaneamente in una fase di reazione per poter sopravvivere:

  1. a livello psichico: il paziente continua a ruminare il suo problema, è stressato in permanenza, non ha più fame, dimagrisce, ha problemi ad addormentarsi e si sveglia di frequente durante la notte: è la fase di adattamento di fronte all’evento inatteso. In questo continuo stato di allarme, tutte le sue energie sono mobilitate al solo fine di superare il trauma. Come a dire che non è il cancro a far dimagrire, ma il continuo stato di stress.
  2. a livello cerebrale: si verifica una specie di cortocircuito che Hamer chiama “focolaio“; esso assume la forma di piccoli anelli concentrici in una certa area del cervello che presiede al funzionamento di un organo ben determinato. I neuroni e le cellule gliali del connettivo circostante muoiono. Mentre i neuroni non potranno più riformarsi (ma ne abbiamo talmente tanti che il problema è irrilevante), le cellule gliali, sorta di serbatoio nutritivo dei neuroni, potranno riformarsi. Sottoponendo un paziente a TAC cerebrale senza mezzo di contrasto, i focolai di Hamer, chiaramente visibili a un occhio esperto, permettono di determinare se ci si trova di fronte a una fase di conflitto attivo oppure a una fase di riparazione, e di “leggere” la storia del paziente attraverso i suoi “cortocircuiti”. Sulla base di più di ventimila casi esaminati, il dottor Hamer è arrivato a determinare una sorta di “mappa” del cervello, individuando la corrispondenza fra il tipo di trauma originario, l’area colpita a livello cerebrale e l’organo fisico comandato da quell’area.
  3. a livello fisico: il cervello può dare solo quattro ordini: creare una massa, scavare dei buchi (detti “lisi”), bloccare, sbloccare. Vedremo nella terza legge il suo modo di funzionamento.

contrario

Fase di vagotonia, ovvero il recupero e la riparazione

L’intensità di questa fase è generalmente proporzionale alla prima ed ha inizio sempre e solo al momento della soluzione del conflitto. Questa seconda fase è a sua volta divisa in due parti dalla cosiddetta “crisi epilettoide“, di cui vedremo in seguito la funzione. Prima della crisi avviene la riparazione del cervello che si conclude con il verificarsi della crisi epilettoide; in seguito tocca al corpo proseguire nella sua riparazione (iniziata alla soluzione del conflitto) fino al completo ritorno dell’omeostasi (lo stato di equilibrio). Nella fase di vagotonia accade quanto segue:

  1. a livello psichico: è il momento in cui possiamo cominciare a “tirare il fiato“. Lo stress si dilegua e il paziente è pervaso da un gran senso di quiete e serenità. Il conflitto è stato risolto. Torta l’appetito, il corpo e le estremità riprendono a essere calde a seguito di una vasodilatazione periferica e il sonno, malgrado qualche difficoltà ad addormentarsi, ritorna dopo le tre di notte, coll’avvicinarsi dell’alba.
  2. a livello cerebrale: nell’area in cui si è verificato il “cortocircuito” comincia a formarsi un edema di riparazione, composto di sostanze nutritive che hanno il compito di rivitalizzare le cellule gliali, e i centri concentrici precedentemente visibili cominciano a scomparire: è l’inizio della fase di riparazione. Se a questo punto si esegue una TAC cerebrale con liquido di contrasto, si corre il rischio di diagnosticare erroneamente un tumore cerebrale, in quanto il mezzo di contrasto opacizza l’edema di riparazione. Molti interventi chirurgici, che alterano tra l’altro il fondamentale ritmo vibratorio del cervello, potrebbero essere evitati se solo si fosse a conoscenza di questo “piccolo dettaglio”. Una volta terminata la riparazione, l’edema cerebrale non ha più ragione di persistere e continuare a crescere, ciò danneggerebbe il cervello che per sua natura non può dilatarsi oltre i limiti della scatola cranica. Ma la Natura è perfetta ed ha “inventato” la crisi epilettoide (possono verificarsi tremori, sudori freddi, stress, evacuazioni urinarie), sorta di momentaneo ritorno alla fase di simpaticotonia, che ha la funzione di verificare se l’evento conflittuale è stato realmente superato; in caso affermativo l’edema sarà evacuato tramite una fase di diuresi, in caso negativo il conflitto altalenante, mai superato, si manifesterà con fasi alterne di ricadute e risoluzioni, che avranno come conseguenza il formarsi di una cisti cerebrale al posto dell’edema.
  3. a livello fisico: già prima della crisi epilettoide la malattia smette di progredire e il cervello si ripara, ma il corpo termina di recuperare la sua piena funzionalità solo dopo questa crisi. Nella fase di vagotonia il paziente entra in uno stato di infiammazione; tutte le sue energie sono ora tese alla riparazione cerebrale e fisica: può avere degli stati febbrili, dolori diffusi o localizzati e molta stanchezza, come se fosse stato investito da uno schiacciasassi. Qui ancora la natura si dimostra estremamente efficiente: se infatti non esistessero questi sintomi, il paziente si dedicherebbe alle sue attività quotidiane distogliendo in parte o totalmente le sue energie dall’obiettivo primario del momento, ovvero riparare i danni. Tutti gli stati infiammatori sono delle riparazioni, anche le malattie infettive contro le quali combattiamo con ogni mezzo nella speranza di uccidere i batteri o i virus. La realtà è tuttavia esattamente l’opposto: siamo in presenza di una fase di riparazione!

È comunque da tener presente che in alcuni casi la fase di riparazione può essere anche più pericolosa della fase di malattia, e che la crisi epilettoide presenta dei rischi che è bene non ignorare per poter aiutare il paziente con ogni mezzo terapeutico a portare a compimento questa seconda fase.

Fonte: F. Oliviero, Benattia. Pagg. 201-203. Nuova Ipsa Editore, 2012

Per visualizzare la prima legge di Hamer: Il trauma è il detonatore (prima legge)

Per visualizzare la terza legge di Hamer: Al di là della complessità, tutto è semplice

Per visualizzare la quarta legge di Hamer: Il sistema ontogenetico dei batteri virus e funghi operai specializzati agli ordini del cervello

Per visualizzare la quinta legge di Hamer: La quintessenza (quinta legge)