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Interpretazione psicosomatica delle disarmonie di nuca e trapezio - Studio Yume
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Interpretazione psicosomatica delle disarmonie di nuca e trapezio

Interpretazione psicosomatica delle disarmonie di nuca e trapezio

Questa zona è importantissima, ed è spesso coinvolta in diversi blocchi energetici, giacché simboleggia l’incontro tra le esigenze del mondo esterno e la nostra capacità di farvi fronte. La colonna cervicale, infatti, ci fa pensare all’idea che emerge e si unisce al desiderio di agire, da cui deriva la sua concretizzazione o la nostra incapacità di concretizzarla. Evoca il saper guardare verso un certo scopo, prendere in considerazione tutti gli aspetti di una situazione; saper dire di no, oppure adattarsi e piegare la schiena; la paura che ci capiti qualcosa tra capo e collo… la famosa “spada di Damocle”.

L’idea, nata dal cervello, scende lungo il collo (la nuca) dove incontra l’energia del torace (il soffio vitale). Idea e desiderio si combinano nella nuca, prima di esteriorizzarsi per mezzo delle spalle, e concretizzarsi in azione attraverso braccia e mani.

I desideri e la volontà sono sul punto di emergere: il collo è il luogo in cui il concetto generato dal cervello incomincia, cioè, a proiettarsi verso la realtà: la nuca è l’emergere di un’idea che cerca di concretizzarsi. I dolori alla nuca esprimono i nostri blocchi, le difficoltà che abbiamo nel concretizzare un desiderio, che è ostacolato da contrarietà. Questa descrizione riguarda anche il dolore alla spalla, con la differenza che il dolore alla nuca vuol dire che viviamo la situazione come se risultasse dalla nostra incapacità, abbiamo l’impressione di non essere in grado, mentre se il dolore è alla spalla si riferisce a una mancanza di sostegno, all’aver sbattuto contro un’ostacolo esterno: non ci si sente abbastanza spalleggiati da chi ci circonda.

Il collo, la nuca, rappresentano dunque il passaggio delle idee, ma anche la capacità di considerare tutti gli aspetti di una situazione, di adattarsi o di dar prova di umiltà (piegare la schiena). Il torcicollo potrebbe far pensare al rifiuto di affrontare una data situazione; Michel Odoul fa notare che non si può dir di no (ossia non si può fare il gesto di voltare la testa a destra o a sinistra), e che, a seconda del lato colpito, il torcicollo ci rimanderà alla difficoltà di guardare a…

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Un’altra immagine che ci viene in mente a proposito della nuca è quella della spada di Damocle, come una paura che se ne sta sospesa a mezz’aria, la paura che qualcosa ci capiti tra capo e collo. Molte persone tengono la nuca rientrata fra le spalle, con i trapezi contratti, come se la famosa tegola stesse davvero per colpirli, e si sentissero quindi in dovere di inarcare la schiena. Claudia Rainvinne chiede in tal caso ai pazienti: “Che cosa la fa sentire insicuro?”.

I muscoli trapezi, situati tra la nuca e le spalle, collegano il desiderio (la nuca) e il suo esteriorizzarsi (la spalla). Il dolore ai trapezi può tradurre la paura di esteriorizzare i nostri desideri, per tema delle reazioni altrui, sicché finiamo per portare la nostra croce. Questo blocco descrive la paura di vivere nel modo in cui vorremmo, la difficoltà nel comunicare agli altri le nostre necessità per tema delle loro reazioni, da cui deriva una scarsa condivisione dei compiti, e una vita trascorsa a far fronte a tutto, in attesa della famosa tegola.

Il gibbo provocato da una contratturacervical-diagram cronica dei trapezi farà sporgere la settima vertebra cervicale come una gobba. Questa contrattura, cronica e di vecchia data, è qualcosa di cui perlopiù non siamo consapevoli, e risulta dalla vecchia abitudine di reagire agli eventi inarcando la schiena, come i gatti; finisce perlopiù in artrosi, o in periartrite alle spalle, perché dal punto di vista energetico la spalla dipende molto dalla nuca e dai trapezi.

Queste contratture cervicali sono responsabili anche di diversi altri disturbi, quali le vertigini, i mal di testa e qualche volta le sinusiti. Il ruolo della nuca nella genesi di questi disturbi è di solito sottostimato, e questo è un errore. Queste contratture sono una sorta di blocco tra il progettare e l’agire, e posso manifestarsi, talvolta, con un acuto dolore quando l’azione è troppo pesante da portare avanti, cioè quando diventa un fardello.

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Roger, 42 anni, dirigente d’azienda, aveva dovuto cessare ogni attività professionale per lunghi mesi, a causa delle vertigini dovute alla sindrome di Ménière. Le vertigini si presentavano all’improvviso, e la stanza sembrava girare così vorticosamente che Roger doveva sedersi e aggrapparsi a qualcosa, e questo per diversi minuti, parecchie volte al giorno. I disturbi comparvero poco dopo un avanzamento di carriera, e il relativo carico di responsabilità che Roger non pensava di potersi sobbarcare. Quando mi confidò la sua apprensione davanti a queste nuove responsabilità, descrisse la cosa, in modo spontaneo e senza pensarci, in questi termini: “Mi fa venire le vertigini“. L’uso di questo termine non era una coincidenza; mi limitai a guardarlo in silenzio, e fu solo in quel momento che l’uomo accostò il termine al sintomo: la vertigine psicologica davanti all’ampiezza del nuovo compito, e la vertigine fisica, come risultato. Era stato solo parlandomene che aveva preso coscienza, e molti malati fanno questi accostamenti solo quando ci si dispone ad ascoltare i loro sintomi in modo diverso, e a udire che cosa sta nascosto dietro all’apparenza. È così che funziona la metafora: è un mezzo semplice per dirci le cose, ma nel contempo non ne cogliamo il senso.

Fonte: La malattia cerca di guarirmi di Dott. Philippe Dransart, Edizioni AMRITA (pagg. 113-115)

Chiara Lancerin
Chiara Lancerin