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Sms, WhatsApp, Facebook ed email mandano in tilt cervello ed emozioni - Studio Yume
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Sms, WhatsApp, Facebook ed email mandano in tilt cervello ed emozioni

Sms, WhatsApp, Facebook ed email mandano in tilt cervello ed emozioni

Dal punto di vista tecnologico e organizzativo sicuramente si tratta di un passo in avanti, ma per quanto riguarda il nostro benessere di emozioni e pensieri non è proprio la stessa cosa. Addirittura con alterazioni e trasformazioni a livello neurobiologico. Stiamo parlando di quello che succede ogni volta che il nostro cellulare (o meglio smartphonesquilla o vibra per avvisarci che ci è arrivato un messaggio tramite sms, la nota app WhatsApp, un messaggio privato di Facebook o una email.

Fonte: Real Way Of Life

Si tratta di un fenomeno interessante, con tratti a volte paradossali: infatti il vantaggio di tanta tecnologia dovrebbe essere nella libertà, ma molte persone sono incollate e vincolate al loro dispositivo escludendosi dalla relazione con gli altri. Una volta per ricevere una telefonata si rimaneva a casa, ora si può uscire, ma a cosa serve essere fuori se non si gode del luogo dove ci si trova e non si interagisce con gli altri presenti? A che cosa serve mandare un messaggio se ci si scambia decine di brevi frasi come se si stesse parlando? Perché non ci si telefona direttamente?

Si tratta di tante implicazioni interessanti, con forti ricadute su concentrazione, performance, relazioni e altri livelli. In questo articolo vogliamo focalizzarci sull’attivazione emotiva che portano questi sistemi di messaggistica che, come vedremo, è spesso molto disfunzionale.

Fase 1 – Il suono (o la vibrazione)

Siamo in una fase di reazione “vuota” ovvero in cui si attiva una risposta emotiva slegata dal contenuto del messaggio.

Sentiamo il suono che ci avvisa dell’arrivo di un messaggio e si scatenano in noi una serie di pensieri ed emozioni che ci mettono in allerta rispetto alle nostre aspettative, sia positive che negative. Quel suono potrebbe avvisarci che stiamo per uscire dalla noia, per fare qualcosa di desiderato, che stiamo per ricevere la risposta positiva a una proposta relazionale o professionale per noi molto importante, che ci informa dell’esito di un esame, ecc.

A questo punto qualcuno è in fibrillazione, sale il battito cardiaco, esplode gioia, paura o un’altra emozione potente, qualcuno arriva a sudare, altri addirittura hanno paura di controllare il telefono per timore di rimanere delusi da quello che troveranno.

Nel 50% delle persone che mostra questo tipo di reazione l’attivazione fisica è del tutto simile a quella che mostriamo di fronte ad un pericolo vitale.

In effetti se si trova un messaggio pubblicitario la reazione di delusione è fortissima; se si trova il messaggio di un’altra persona rispetto a quella desiderata si arriva ad arrabbiarsi con quella persona, che di per sé non ha fatto nulla di male. Eppure viene vissuta come un’intromissione o, addirittura, come se ci avesse illuso di qualcosa con quella notifica, quando invece siamo noi ad esserci illusi.

Il punto critico di questa fase sta nel fatto che ci si mette in una posizione passiva rispetto alla realizzazione dei propri desideri, come se il contenuto di quel messaggio dipendesse dal fato e non dalle nostre scelte e dai nostri comportamenti precedenti.

Fase 2 – L’anteprima

La fase successiva prevede la lettura dell’anteprima del messaggio. La maggior parte delle applicazioni ci mostra il nome del mittente e le prime parole del messaggio. Si tratta, di fatto, di un’informazione parziale e praticamente sempre ambigua.

Qui entrano in gioco, oltre a tutte le paure e fantasie della fase 1, anche quelle mosse dal nostro bisogno di controlloLa nostra mente razionale ha, infatti, bisogno di dare un senso all’ambiente e agli stimoli che ci riguardano, non riesce ad accettare informazioni ambigue.

Questo ci porta ad anticipare ipotesi sul contenuto del messaggio e a “farsi” dei veri e propri film mentali su quello che potrebbe succedere dopo averlo letto.

Abbiamo fatto un esperimento con 100 studenti universitari. Per una settimana è stato monitorato il loro battito cardiaco mentre ricevevano ogni messaggio con le impostazioni di base che mostrano l’anteprima, mentre la settimana successiva venivano misurate le loro reazioni vedendo solo il nome del mittente (ma senza anteprima). Durante la prima settimana il battito cardiaco aumentava durante la lettura della notifica di circa il 30% in più rispetto al ritmo precedente. Se veniva tolta l’anteprima l’aumento scendeva mediamente al 12%.

Fase 3 – la lettura

A questo punto si arriva a leggere il messaggio, ma ormai la reazione emotiva è innescata. Ricordiamoci che i centri del sistema limbico rispondono in pochi millisecondi attivando mente e corpo. Quello che proveremo a fare o a dirci tramite il pensiero logico dovrà scontrarsi con potenti meccanismi già iniziati.

In questa fase il pensiero logico, che come abbiamo visto già deve faticare per calmare le acque della fase precedente, può sabotarsi da solo. Lo fa in un modo ingenuo travestito da qualcosa di più complicato e apparentemente utile: gestire la comunicazione seguente in modo strategico. Dico ingenuo perché ricorda il modo che mettono in atto gli adolescenti per aumentare le chance di avere un si dalla persona che desiderano conquistare: “non gli rispondo subito, altrimenti pensa che mi interessa troppo, ma nemmeno troppo perché se no pensa che non mi interessa e poi devo far vedere che sono impegnato, ma che trovo tempo per lui/lei, ecc.”.

Insomma una strategia con spunti anche corretti ma basati su ipotesi non certe (come ragiona l’altra persona?) e sulla “vendita” di qualcosa di diverso dalla realtà. Ma soprattutto una strategia che dimentica la cosa fondamentale: l’interesse non può nascere solo dalla strategia comunicativa, ci deve essere qualcosa di più che probabilmente è già chiaro all’altra persona. Eppure questo meccanismo lo applicano anche molti adulti in relazionali non di coppia e sul lavoro. Tanti sprecano energie e tempo per costruire strategie sospese nel nulla, mentre non dedicano neanche un minuto ad analizzare la reale qualità di quello che vogliono valorizzare o le basi concrete di fiducia e affetto della relazione in oggetto.

Il meccanismo a regime – ovvero il prezzo da pagare alla lunga

I passaggi che abbiamo descritto possono sembrare forti e riguardare solo persone molto insicure. Da una ricerca che abbiamo condotto su 248 persone di diverse età e caratteristiche socio-culturali emerge che il 74% mette in atto modalità simili a quelle descritte. Nel rimanente 26% tali modalità sono sempre presenti, ma con intensità e caratteristiche meno fastidiose e invalidanti. Si tratta quindi di aspetti su cui riflettere, perché riguardano, più o meno intensamente, tutti noi.

Un altro aspetto per cui vale la pena di soffermarsi su queste modalità riguarda le conseguenze a lungo termine se questi fenomeni si ripetono spesso: si altera la risposta di base rispetto agli eventi stressanti, principalmente in due modi.

1) Si  sviluppano risposta di stress mentale e neurobiologico tali da generare carico allostatico a danno dell’organismo e da sviluppare reazioni infiammatorie generalizzate. Questo porta a favorire i processi di somatizzazione e ad avere minore risposta adattativa da parte di tutto l’organismo (fisica e mentale).

2) Ci sono modificazioni permanenti a livello strutturale, ad esempio si riduce neurogenesi a livello dell’ippocampo. Questo fenomeno riporta diverse implicazioni negative, infatti l’ippocampo svolge compiti di integrazione e modulazione tra differenti strutture e funzioni. In particolare, rispetto alla gestione emotiva, porta una peggiore valutazione tra stimoli positivi e negativi, oltre a una peggiore capacità di accedere alle proprie risorse usate in passato. Insomma si sviluppa un circolo vizioso per cui una cattiva gestione delle emozioni riduce la capacità di gestire le successive.

Fonte: Real Way Of Life

Chiara Lancerin
Chiara Lancerin