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Chi si occupa dell'infermiere? Arte-terapia, danza-terapia, riflessologia plantare e training autogeno per gestire lo stress lavoro-correlato - Studio Yume
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Chi si occupa dell’infermiere? Arte-terapia, danza-terapia, riflessologia plantare e training autogeno per gestire lo stress lavoro-correlato

Chi si occupa dell’infermiere? Arte-terapia, danza-terapia, riflessologia plantare e training autogeno per gestire lo stress lavoro-correlato

Premessa
I grandi cambiamenti nel mondo del lavoro, a partire dall’introduzione delle nuove tecnologie fino alla diffusione delle nuove forme contrattuali, oltre a portare ad un profondo mutamento della stessa organizzazione del lavoro, hanno introdotto anche un nuovo rischio occupazionale: lo stress.

Negli ultimi anni l’interesse verso lo stress lavoro-correlato è in continua crescita, così come dimostrato da numerose ricerche nazionali e internazionali e dalla stessa Federazione IPASVI.

Lo stress lavoro-correlato in Italia colpisce un lavoratore su quattro e risulta quindi importante lavorare sulla sua prevenzione, per evitarne l’evoluzione in sindrome di burnout, che interessa tutte quelle figure caricate da una duplice fonte di stress, ovvero quello personale e quello della persona aiutata, come capita nelle professioni sanitarie. In particolar modo risultano livelli più elevati di burnout negli infermieri, correlato al contatto diretto prolungato, con rischio di coinvolgimento emotivo, e a scarsa soddisfazione sul lavoro (Engelbrecht et al., 2008; Chopra et al., 2004).

Perché parlare di stress?
È importante parlare di stress perché questo fenomeno, oltre che riversarsi sulla salute dei lavoratori, incide sulle organizzazioni aziendali e sui degenti.

È inoltre fondamentale evidenziare il problema attraverso il confronto, il dialogo, l’attuazione di interventi formativi e di prevenzione, che permettano di accrescere la consapevolezza nel professionista e allo stesso tempo di donargli alcuni strumenti in grado di fronteggiare il disagio.

In sintonia con quanto appena descritto nasce la nostra esperienza. Il nostro progetto formativo prevede due fasi: una prima giornata introduttiva durante la quale sono stati presentati e sperimentati strumenti e strategie per favorire il benessere bio-psico-sociale dell’infermiere e di conseguenza migliorare la qualità della vita lavorativa. Una successiva seconda fase, poi, dove è stata data la possibilità di intraprendere una delle attività analogiche proposte durante la giornata introduttiva: arte-terapia, danza-terapia, riflessologia plantare o training autogeno.

Durante la giornata di formazione è stato chiesto ai partecipanti di compilare un questionario anonimo, il Burnout Potential Inventory, al fine di valutare il livello iniziale di burnout. Dall’elaborazione dei questionari è emerso che la maggior parte dell’aula risultava a basso rischio di burnout (Figura 1).

Figura 1 – Valutazione del rischio di burnout tra i partecipanti al corso
Figura 1 - Valutazione del rischio di burnout tra i partecipanti al corso

In seguito è stato affrontato il tema del benessere bio-psico-sociale: dati, definizioni, esperienze e inquadramento legislativo.

A fine mattinata sono state presentate le attività analogiche proposte come strumenti per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro-correlato, che i partecipanti hanno potuto sperimentare in prima persona nel pomeriggio, durante i workshop:

  • Arte-terapia – è un insieme di metodiche inquadrabili in diverse aree concettuali (psicoanalitica, cognitivista, relazionale ecc.), finalizzate alla promozione dell’individuo, con scopi riabilitativi, psicopedagogici, psicoterapeutici e preventivi, verso qualunque forma di disagio psicosociale, che prevedano l’uso sistematico di pratiche artistiche grafico-plastico-pittoriche. L’utilizzo graduale e mirato dei materiali aiuta chi li utilizza a nominare e integrare esperienze diverse, anche quelle più dolorose, per trovare il modo più funzionale per ricollocarle nel proprio bagaglio storico individuale.
  • Danza-terapia – favorisce una relazione affettiva con sé stessi e con l’altro attraverso un canale analogico. Utilizza il movimento a scopo terapeutico, facilitando l’integrazione fisica, emotiva, cognitiva e psicosociale e stimolando al processo creativo (scoprire le proprie potenzialità espressive).
  • Riflessologia plantare – è lo studio e la pratica del massaggio specifico di certe zone dei piedi e delle mani, che corrispondono ad altre regioni del corpo. L’azione della riflessologia mira a sostenere i processi fisiologici, ad agevolare la circolazione e a rilassare la persona. È dunque una pratica gradevole e priva di effetti secondari che può essere indicata per tutti.
  • Training autogeno – è una tecnica nata negli anni ’30 che avviene attraverso una concentrazione mentale passiva e determina modifiche psicofisiche spontanee e non forzate. Il training autogeno favorisce la gestione dello stress fungendo da ansiolitico naturale, previene il burnout, è utile nel controllo dell’ansia e negli attacchi di panico e migliora insonnia, emicrania, asma, ipertensione.

Al termine della giornata introduttiva è stato chiesto ai partecipanti di compilare un questionario anonimo con lo scopo di indagare la loro percezione riguardo ai laboratori svolti e le motivazioni che hanno spinto i singoli ad intraprendere uno dei percorsi proposti (Figura 2).

Figura 2 – Percezioni riferite ai workshop
Figura 2 - Percezioni riferite ai workshop

Dei 100 partecipanti iniziali, 42 persone hanno deciso di partecipare al ciclo di riflessologia plantare, 26 al training autogeno, 3 all’arte-terapia e 2 alla danza-terapia. Gli ultimi due percorsi non sono stati attivati non essendo stato raggiunto il numero minimo di iscritti (4 persone).

Le motivazioni che hanno spinto gli infermieri a scegliere la riflessologia plantare e il training autogeno sono state le seguenti (Tabella 1).

Tabella 1 – Motivazione alla scelta della attività
RIFLESSOLOGIA PLANTARE TRAINING AUTOGENO
Attività rilassante Utilità nel quotidiano
Piacere nel farsi massaggiare i piedi Possibilità di imparare una tecnica
Esperienze precedenti positive Metodologia efficace secondo le proprie conoscenze
Curiosità Attività rilassante
Immediatezza del beneficio Maggior coinvolgimento durante il work-shop

Il percorso della riflessologia plantare prevedeva 8 sedute a cadenza settimanale, della durata di circa 45 minuti. Il training autogeno prevedeva invece 7 incontri, sempre a cadenza settimanale, della durata di circa 45 minuti, ma anche un allenamento quotidiano al domicilio tra un incontro e l’altro.

Durante il primo incontro è stato sottoposto ai partecipanti il questionario OSME (Organizational Stress Management Evaluation) costituito da 16 domande riguardanti la propria percezione del grado di benessere personale e professionale. Lo stesso questionario è stato riproposto al termine del percorso al fine di osservare un eventuale miglioramento dei risultati (Tabella 2).

Tabella 2 – Valori medi questionario OSME
RIFLESSOLOGIA PLANTARE TRAINING AUTOGENO
PRIMA DOPO PRIMA DOPO
113 123 109 118

Il questionario OSME ha un punteggio minimo di 16 (alto livello di stress) ed uno massimo di 160 (basso livello di stress). I 68 partecipanti avevano già un ottimo risultato di partenza, ma in seguito ai percorsi intrapresi i punteggi sono migliorati ulteriormente.

Per concludere i due percorsi è stata prevista una giornata di confronto e riflessione sull’esperienza. In particolar modo è stato chiesto ai partecipanti di esprimere in una relazione le proprie emozioni e sensazioni derivate dalle attività. Dalla sistematizzazione di tali relazioni è emerso quanto segue (Tabella 3).

Tabella 3 – Analisi degli esiti riportati dai partecipanti
RIFLESSOLOGIA PLANTARE
BENEFICIO Stress lavorativo “Permette di scaricare il carico di stress accumulato.”

“Mi fa affrontare con calma il lavoro.”

“Allevia lo stress del lavoro.”

“Cancella la stanchezza delle ore lavorative.”

Ambito famigliare “Elimina la tensione con un beneficio sulla mia vita famigliare.”

“Regala relax che perdura per diverse ore, anche ritornata a casa.”

“Mi ha aiutato a prendere decisioni in modo più rilassato in ambito famigliare.”

Problemi di salute “Mi ha modificato alcuni sintomi e problematiche di salute.”

“Allevia sintomatologie.”

“Ha agito contro i miei squilibri mentali e fisici.”

“I disturbi che avevo mi si sono attenuati.”

Momento dedicato a se stessi “Ti stacca dal mondo reale. Mi sentivo coccolata.”

“Un’ora alla settimana per potermi rilassare. Ho vissuto questo momento come una coccola.”

“Momento della giornata ritagliato per me stessa… Staccavo la spina… Non pensavo a nulla.”

TRAINING AUTOGENO
BENEFICIO Ambito lavorativo “Autocotrollo, autoconsapevolezza nell’affrontare situazioni prima stressanti.”

“Importante in ambito lavorativo.”

“Ho imparato a gestire lo stress lavorativo per non portarlo a casa.”

Ambito privato “Utile nell’ambiente famigliare.”

“Oltre che per il lavoro mi è utile anche per il fuori.” “Funziona molto quando la metto in atto a casa nei momenti di tranquillità.”

“Questa tecnica era utile per favorire il sonno la sera.”

Momento dedicato a se stessi “Mi ha permesso di ritagliare dei momenti per me durante la giornata.”

“Ho imparato a trovare il tempo per me stessa.”

Presa di coscienza del proprio corpo “Mi ha dato la possibilità di riconoscere le potenzialità del mio corpo.”

“Mi ha permesso di rilassarmi e di prendere coscienza del mio corpo.”

“Ho scoperto sfumature di reazioni del mio corpo, diverse tutte le volte.”

“Ho imparato a conoscere di più me stessa… Emozioni che non pensavo di tirare fuori… Positive e negative.”


Conclusioni

Il corso ha riscosso molto successo, in quanto per la prima volta al centro del progetto formativo c’era l’operatore. Durante i percorsi intrapresi gli infermieri hanno apprezzato e compreso l’importanza di sapersi ritagliare del tempo per loro stessi.

Quello che è emerso è che il livello di stress lavorativo e di burnout all’interno della struttura è fortunatamente basso, ma il coinvolgimento attivo dei partecipanti dimostra che la tematica tocca tutti in prima persona e occorre quindi parlarne e confrontarsi. Si deve portare in evidenza la questione, intervenire con forme di supporto diversificate e personalizzate sugli operatori, oltre a strutturare momenti di formazione.

Fonte: IPASVI

Chiara Lancerin
Chiara Lancerin