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La forza dei samurai - Studio Yume
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La forza dei samurai

La forza dei samurai

Aldilà della fede in cui riponevano i Samurai, che possiamo condividere o meno, essi erano detentori di una forza d’animo, di una determinazione e di un controllo emotivo fuori dal comune. È difficile pensare ad un soldato odierno capace di governare la propria aggressività, non scivolare in un linguaggio scurrile e non farsi guidare da istinti che provengono da sotto la cinta. Soldati del nostro tempo e samurai sono entrambi guerrieri, uomini dedicati alla difesa, chi della nazione e chi dell’imperatore. È noto però che in tempo di guerra i nostri soldati commettono orrori inenarrabili che includono la tortura, gli omicidi a sangue freddo e ingiustificati, gli stupri, la distruzione di massa incluso civili e indifesi.

Queste azioni erano del tutto inesistente per un samurai. Certo, lui uccideva il nemico, ma senza accanirsi. Non c’erano violenze sessuali né forme di crudeltà gratuite: il nemico veniva ucciso e, se catturato, decapitato. Il samurai era un uomo rispettabile, magari parte di una comunità chiusa di clan, come tipico della cultura giapponese, ma diversamente dal resto dei loro connazionali vivevano con grade onore e rigore. Nessun linguaggio da caserma, nessuna menzogna, nessun inganno. Il rispetto era grande sia per l’amico che per il nemico. Da noi oggi non si può dire altrettanto.

Da dove proviene questa abissale differenza? Da una personalità collettiva che si è sviluppata all’ombra di geni eroici da una parte e distorti dall’altra? No!

I samurai possedevano un codice di onore, il Bushido, che significa “via del guerriero”.
Si trattava di un codice di comportamento per disciplinare la loro casta. Nel Bushido si trovavano elementi del buddismo zen e dello scintoismo. Il samurai era tenuto a seguire il codice d’onore con assoluta disciplina poiché in essa risiedeva la rispettabilità della sua persona. Doveva dimostrare impassibilità e autocontrollo in tutte le circostante, dacché un allenamento costante e per la sua intera vita. Era proprio la pratica costante a creare nel samurai la padronanza assoluta di se stesso in qualsiasi circostanza.

I sette principi su cui si fondava il Bushido erano i seguenti:

, Gi: Onestà e Giustizia
Il vero samurai non ha incertezze sulla questione dell’onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

, Yu: Coraggio
Un samurai deve possedere un coraggio eroico.

, Jin: Compassione
Il samurai deve usare la sua forza per il bene comune.

, Rei: Gentilezza
I samurai non si comportano in modo crudele e rimane cortese. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia, ma anche per come interagisce con gli altri uomini.

, Makoto o , Shin: Verità – Sincerità
Il samurai non promette. Parlare e agire sono la medesima cosa.

名誉, Meiyo: Onore
Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà.

忠義, Chugi: Dovere e Lealtà
Il samurai si assume la responsabilità delle sue parole e delle sue azioni. Egli resta fedele a coloro di cui è responsabile.

Era proprio il Bushido, questo codice morale, a guidare il comportamento onorevole del samurai. Un soldato odierno non possiede alcun Bushido, perché la sua morale è il frutto di tendenze collettive depositate nel tessuto sociale, per cui c’è un’etica soggettiva, un’idea personale su come ci si deve comportare. E così, imprecare diventa una questione di gusto o di mutevole rituale sociale, la verità è una questione senza risposta, l’applicazione della giustizia dipende dalle emozioni del momento,  il dovere va interpretato, la gentillezza va data a pochi meritevoli, l’uso delle parolacce fa parte di una necessità conviviale e così via. E perciò ecco due guerrieri completamente diversi.

Ma non è una malattia! A ben guardare, a parte le pressioni della cultura e le influenze delle persone che spingono affinché ciascuno sia inghiottito dal medesimo baratro, è una scelta!

Risulta abbastanza chiaro che se i nostri soldati e l’intera collettività del nostro tempo coltivasse principi del genere con la stessa risolutezza dei samurai oggi non parleremo di psicosi, depressione, cattiveria, prepotenza, insoddisfazioni, fobie, abusi sessuali, pedofilia, di personalità maniacale e perfino di stress. I Samurai avevano una tale fibra morale da non farsi condizionare dagli altri, cioè della mentalità del sistema decadente che si stava espandendo in quel epoca e che segnò la loro fine con lo sterminio. La loro forza e la loro determinazione nel gestire la vita con nobiltà e senza sofferenza interiore era il risultato dei valori inderogabli del Bushido che coltivavano senza tregua ogni giorno.

Impariamo dunque dai samurai che c’è una via, la via dell’azione corretta, la via del’azione giusta che può portare enorme beneficio al nostro benessere personale. È sufficiente essere disposti a sacrificare le nostre ambizioni sensoriali sull’altare della verità (Makoto) come fecero i samurai.

Fonte: http://www.strategiedellamente.it/il-segreto-della-forza-dei-samurai/

Precisazione: l’autore fa riferimento ai samurai del periodo Kamakura (1185-1249) fino al Libro dei 5 Anelli.

Chiara Lancerin
Chiara Lancerin