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L'arte di leggere i piedi, di Elena Cianci - Studio Yume
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L’arte di leggere i piedi, di Elena Cianci

L’arte di leggere i piedi, di Elena Cianci

Sono lontani dal cervello, dagli occhi, dal cuore.

Proprio perché relegati ad una delle parti più distali del corpo, l’unica delicatezza che offriamo ai nostri piedi è quella di vestirli con scarpe comode o eleganti.

Si può andare fieri di un bel volto, di un bel corpo, di belle mani, ma quando rivolgiamo un frammento di attenzione ai nostri piedi è per mimetizzarne la presenza.

Fanno male, sono imperfetti, e privi di armoniosa eleganza.

Questo è quello che comunemente pensiamo e crediamo di essi. 

Non ci curiamo della loro anima ma solamente della parte più visibile e giudicabile.

Un callo, un dito storto, unghie incanutite, gonfiori, dolori, sono le etichette che discriminano la loro dignità, sottraendoli da uno sguardo comprensivo, e privandoli di un amore che comodamente regaliamo ad altre parti del corpo, noncuranti del loro bisogno affettivo. 

Eppure in quelle brutture, in quelle storture, in quell’indolenzimento, vi è una testimonianza.

Anzi. 

Si tratta di un vero e proprio testamento.

Una dichiarazione d’amore.

Una tacita e paziente raccolta di pensieri. 

Pozzi artesiani dove si raccolgono effluvi emotivi che a fatica riconosciamo.

Gli unici pezzi del corpo che sopportano il nostro claudicante incedere. 

Appendici che scaricano a terra l’energia perversa del mal di vivere.

Non ci rendiamo conto dell’immenso patrimonio che sopravvive passo dopo passo nel cammino di ogni giorno, ammortizzando gli scivoloni, arrestando corse frenetiche, sostenendo la gravità di un pensiero nefasto.

I piedi rappresentano il cervello al di fuori della scatola cranica, una propaggine dei movimenti mentali, l’uscita di servizio del linguaggio emotivo di ognuno di noi.

Ciò nonostante, il nostro disinteresse verso queste umili radici rasenta il vuoto assoluto.

Tra quei metatarsi, su quelle piante, su quei talloni, la storia di ognuno diventa il manoscritto prezioso, al quale possiamo attingere per cercare risposte a quesiti irrisolti e per scoprire informazioni segrete comprensibili solo a chi conosce il linguaggio del corpo.

Le imperfezioni dei piedi sono pagine. 

Pagine che narrano le memorie di un’intento lasciato in sospeso.

Proviamo a guardarli con la nudità del giudizio e con la consapevolezza di poter tradurre i suoi geroglifici, fino a renderli messaggi nella bottiglia da raccogliere per il nostro salvataggio.

In ogni loro porzione, il corpo vi si riflette con minuziosa rappresentanza:

L’alluce che raccoglie la dignità di una  testa piena di amare illusioni. 

Le dita, che senza un nome, riportano le disfatte di guerre inutili sedimentate sulla colonna vertebrale, e annunciano timidamente il nostro progetto nella vita.

La volta plantare, che racconta i segreti celati nell’addome, riserva aurea di ricordi e protagonisti chiusi in gabbie dorate.

La pianta, specchio di un impettito torace, dove polmoni e cuore lottano per far sopravvivere la libertà dell’anima.

Il tallone, sperone di un bacino accogliente, dove vi riponiamo la vergogna di tutte quelle volte che abbiamo dubitato del nostro valore e della nostra forza. 

Ad ogni passo i nostri piedi richiamano a gran voce l’attenzione del corpo.

E a sua volta, il corpo confida ad essi tutto il suo disappunto, la sua disillusione, la sua sofferenza.

Si prendono cura l’uno degli altri, si ascoltano senza recriminazioni, si amano senza giudizio, convivono nella presenza reciproca con la delicatezza che caratterizza due entità che non possono essere divise o separate.

Il prendersi cura dei piedi è un’arte antica ma non bastano bagni in oli preziosi e profumati, impacchi, pediluvi, scarpe comode, scarpe ortopediche, abili gesti che con meticolosità rimuovono imperfezioni e piccoli difetti.

Hanno bisogno di attenzioni fatte di mirabili letture, di speciali interpretazioni, di mani che ascoltino il disagio trasformatosi in callo, che leggano un’offesa diventata valgismo, che raccolgano le emozioni buttate via nascoste un un dito storto, che accarezzino la rabbia di un coraggio latitante depositata su un doloroso callo.

Le testimonianze disegnate nei piedi sono preziose, perché ci permettono il comprendere quanto siamo stati scorretti verso noi stessi.

Quanto abbiamo costretto la nostra vita dentro ad una minuscola scatola, dove non v’é lo spazio nemmeno per respirare a fondo.

Ci sono piedi COSTRETTI.

Quelli che bruciano di frustrazione quando tutt’attorno impera il non rispetto.

Piedi che contengono l’urlo del disappunto e del senso d’impotenza.

Quelli che inciampano nell’essere troppo bravi e onesti.

Piedi costretti a fare troppo per non essere dimenticati.

Ci sono piedi DISILLUSI.

Quelli che sanno ascoltare in silenzio parole che fanno male.

Quelli  che arrossiscono vergognandosi di una felicità improvvisa arrivata in un giorno triste.

Piedi che riescono a danzare in un sogno e a morire in difesa di un’idea.

Quei piedi che hanno sprecato amore in un progetto incompiuto.

Ci sono piedi AFFRANTI.

Quelli che si mettono da parte quando l’aiuto viene negato.

Quei piedi che nell’umidità di una preoccupazione si dimenticano del proprio cuore.

Piedi che si fermano nel dubbio e si perdono nella nebbia dell’incertezza.

Quei piedi stanchi di dare senza riserve a immeritevoli passanti.

Ci sono piedi DELUSI.

Piedi che hanno scelto la dolorosa solitudine lasciando ad altri l’incontro di un’emozione.

Quei piedi dove l’aridità ha bruciato l’ossigeno di una utopica libertà.

Quelli che se ne sono andati senza sbattere la porta, abbandonando il sorriso in un vecchio cassetto.

Quei piedi che vestono il velo di un rammarico che nel tempo è diventato assordante silenzio.

Ci sono piedi ALLARMATI.

Quelli che si sono fermati davanti all’ignoto.

Quelli che tentennano nella via maestra per perdersi nei viottoli di un ombroso vivere.

Quei piedi che madidi di paura nascondono l’enfasi dietro ad occhi sfuggenti.

Piedi che rinunciano al sole per cercare di amare le ombre di un tormento.

Tutto questo si chiama Riflessologia plantare.

Fonte: https://esserealtro.wordpress.com/2017/04/11/larte-di-leggere-i-piedi/?iframe=true&theme_preview=true

Chiara Lancerin
Chiara Lancerin