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Leaky gut, di cosa si tratta? - Studio Yume
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Leaky gut, di cosa si tratta?

Leaky gut, di cosa si tratta?

Questo articolo è il primo di una serie di approfondimenti sulla disbiosi intestinale, che segue alla pubblicazione del post “Disbiosi intestinale e sintomi psichici” della dott.ssa Erica Poli. Nella nostra ricerca, abbiamo apprezzato i contenuti del sito iyashiwellness.com e ne proponiamo una traduzione integrale.

Cos’è l’ “intestino a colabrodo”? Leaky gut (= intestino a colabrodo o, in termini più scientifici, sindrome da permeabilità intestinale) è stato un termine molto utilizzato nell’ultimo decennio, diffondendosi in contemporanea all’emergere di diete come la “gluten-free” e della “paleo-diet”. Persone che in passato hanno seguito una dieta vegetariana o persone con dipendenza da zuccheri affermano di aver escluso completamente dalla loro alimentazione i cereali (grain-free diet), il glutine (gluten-free diet) o ancora che la dieta paleo li ha aiutati a perdere peso e sconfiggere malattie considerate croniche. “Intestino a colabrodo” è un termine presente nelle conversazioni di chi pratica sport, yoga e di chi fa la spesa in negozi biologici; tutti ne hanno sentito parlare e il termine è diventato ormai familiare. Potreste aver sentito anche voi dire: “Mi scusi, questo alimento contiene glutine? Ho un’alterata permeabilità intestinale e non posso assolutamente assumere glutine!”.

Ma cosa significa esattamente “leaky gut”, intestino a colabrodo? Il termine evoca l’immagine di materiale intestinale che fuoriesce dal tubo digerente e “cola” dove non dovrebbe. Disgustoso, no? Perchè qualcuno dovrebbe ammettere pubblicamente che le proprie feci fuoriescano dall’intestino? In realtà, per leaky gut non si intende esattamente questo. Il termine medico per questa sindrome è “iperpermeabilità intestinale”, ed è una situazione più diffusa di quanto si pensasse tempo fa. Non può essere diagnosticata in base a una semplice visita visiva, o in base ai movimenti intestinali, e non si può fare diagnosi basandosi esclusivamente sui sintomi riferiti da una persona.

L’iperpermeabilità intestinale è una condizione per la quale la membrana intestinale, di natura semi-permeabile, è danneggiata e diventa troppo (iper) permeabile. Invece di essere semplicemente un canale attraverso il quale i micronutrienti provenienti dalla digestione entrano nel corpo, lo strato di cellule che forma l’intestino allarga la propria maglia e in questo modo permette l’ingresso nel torrente sanguigno di materiali non completamente digeriti.

Questo crea una serie di sintomi aspecifici di difficile diagnosi. Chi soffre di iperpermeabilità intestinale, che sia adulto o bambino, può riferire cefalee, rush cutanei, acne, eczema, asma, allergie, gonfiore gastrico, diarrea, sindrome dell’intestino irritabile, intolleranze o allergie alimentari, malattie autoimmuni, disturbi psichiatrici, artrite reumatoide, spondilite anchilosante, affaticamento, dolore cronico, infertilità, etc. Alcuni esperti affermano che persino l’autismo possa essere una conseguenza di questa sindrome.

Se la sindrome da permeabilità intestinale si sta davvero diffondendo, qual è la sua causa? Gli esperti concordano nell’affermare che questa condizione risulta da una combinazione di predisposizione generica e fattori ambientali (epigenetica, n.d.r.). I cibi raffinati presenti nell’alimentazione moderna, come cereali da colazione, crackers, biscotti, pane bianco, bevande gassate, dolciumi, e tutti gli alimenti che inducono dipendenza e favoriscono sovrappeso e obesità, sono i soliti sospetti nella ricerca della causa dell’infiammazione che porta all’allargamento della maglia intestinale generando la condizione di intestino a colabrodo. Si dibatte poi del fatto che cibi geneticamente modificati (cosiddetti OGM) o sottoposti a trattamento con glifosato (Roundup) possano causare la sindrome. La comunità medica è inoltre concorde nell’affermare che farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) come l’acido acetilsalicilico possano favorire la sindrome.

Per correre ai ripari, ed evitarne una ricomparsa in futuro, è utile evitare cibi raffinati, geneticamente modificati, verso i quali si sospetta un’intolleranza, sottoposti a pesticidi. Il risultato è che si spenderà un po’ di più al supermercato, ma meno in medicinali ed esami. Se cambiare la propria dieta può avere come conseguenza la scomparsa di cefalee o fibromialgia, ciò farà ritenere alle persone che l’investimento in una migliore qualità alimentare è ampiamente ripagato.

Come può essere diagnosticata l’iperpermeabilità intestinale? Tramite esami ematici ed urinari. Per l’esame delle urine, si dovrà assumere una bevanda con una precisa quantità di lattulosio e mannitolo, raccogliere il campione dopo 6 ore e misurarne la quantità di lattulosio e mannitolo. Se la quantità di uno dei due componenti risulta elevata, ciò è indice di iperpermeabilità intestinale.

Nel prossimo articolo di questa serie, parleremo di come la sindrome di permeabilità intestinale viene trattata dalla Medicina Cinese, dell’approccio delle quattro “r” e i percorsi di diagnosi tradizionale.

Per leggere il secondo articolo di questa serie sulla permeabilità intestinale, cliccare il seguente linkhttp://studioyume.it/2017/06/23/la-pearmibilita-intestinale-medicina-tradizionale-cinese/

Chiara Lancerin
Chiara Lancerin