Farmaci e caffeina: quali interazioni?


La caffeina è un alcaloide di origine vegetale presente nelle foglie, nei semi e nei frutti di numerose piante e viene normalmente assunta attraverso la dieta, con il consumo di caffè, tè ed altre numerose bibite analcoliche.

Contenuto di caffeina nelle principali bevande

La caffeina, assunta con queste bevande, è indubbiamente il più diffuso stimolante del SNC ad oggi utilizzato. Il suo consumo, ormai molto popolare grazie alle proprietà stimolanti il SNC (la capacità di diminuire il senso di fatica e di aumentare la capacità lavorativa), è generalmente ritenuto privo di rischi e l’assunzione per lunghi periodi non si ritiene di interesse medico.

Comunque, i possibili effetti della caffeina sull’organismo sono numerosissimi e vanno da un leggero aumento della pressione sanguigna, alla tachicardia, all’aumento dell’eccitabilità, della diuresi e della motilità gastrointestinale, e all’insonnia.

Efedra e caffeina

In letteratura scientifica sono riportati diversi casi di eventi avversi anche gravi di natura cardiovascolare e cerebrovascolare, conseguenti alla contemporanea assunzione di caffeina e alcaloidi dell’efedra, una fonte naturale di efedrina e pseudoefedrina, principi attivi utilizzati in numerosi preparati dimagranti, integratori alimentari e decongestionanti nasali. È altamente sconsigliata la contemporanea assunzione di caffè e bevande ricche di caffeina se si stanno assumendo tali composti, poiché la caffeina è in gradi di aumentare/potenziare gli effetti dei derivati dell’efedra sul sistema ortosimpatico, accrescendo potenzialmente il pericolo di effetti avversi, frequentemente fatali, soprattutto di tipo cardiovascolare, quali ipertensione arteriosa, tachicardia e aritmie cardiache.

Per questi motivi, clinicamente parlando, l’interazionetra caffeina ed efedra, più che di qualsiasi altro farmaco, sono quelle con le conseguenze serie più rilevanti. Particolare attenzione dovrebbe quindi essere rivolta a chi consuma abitualmente preparati dimagranti o stimolanti contenenti derivati dell’efedra, soprattutto se utilizzati da soggetti con rischio cardiovascolare e di insorgenza di aritmie cardiache.

Caffeina ed altri farmaci

Le interazioni della caffeina con altri farmaci potrebbe comunque dar luogo a possibili effetti avversi rischiosi, ma generalmente nel caso di forti consumatori abituali di bevande contenenti caffeina o a seguito di variazione improvvisa delle abitudini di consumo di caffè ed affini.

In linea teorica, le potenziali interazioni della caffeina con i farmaci attivi sul SNC sono numerose, ma generalmente mancano evidenze concrete.

Le interazioni con la caffeina sono state studiate principalmente in laboratorio e solo in alcuni casi sono disponibili dati su volontari sani, come nel caso della fluvoxamina e ciprofloxacina, in grado di aumentare dell’80% le concentrazioni plasmatiche della caffeina.

L’entità dell’interazione farmaco-caffeina potrebbe avere implicazioni più importanti nel caso in cui il farmaco inibitore del metabolismo della caffeina sia esso stesso substrato dello stesso citocromo; in tal caso si potrebbe assistere a un aumento degli effetti tossici del farmaco stesso, come è stato descritto in corso di terapia con clozapina in due casi: nel primo, la combinazione è stato causa di aritmie cardiache dovute a un aumentato rilascio di catecolamine, con conseguente tachicardia; nel secondo caso, l’interazione è stata motivo di episodi di psicosi in un soggetto schizofrenico stabilizzato, a causa dell’aumento delle concentrazioni di caffeina tale da indurre una eccessiva stimolazione centrale, in grado di contrastare l’azione antipsicotica della clozapina.

Ciò a cui ha dato luogo l’interazione è un’inibizione competitiva del metabolismo della caffeina a livello del CYP1A2. Ciò è stato dimostrato dall’osservazione di un miglioramento in entrambi i casi a seguito della sospensione obbligata di caffè. Studi condotti su soggetti schizofrenici nei quali la sospensione della caffeina è stata associata a una diminuzione dei livelli ematici dell’antipsicotico del 45-80% ha confermato il nesso di causalità.

Inoltre, per i soggetti che assumono litio, la cui eliminazione avviene prevalentemente per via renale, che ha una cinetica particolarmente influenzata dai fattori modulanti la diuresi e la cui concentrazione plasmatica è condizionata dal consumo di caffeina, deve essere dedicata particolare attenzione: infatti, con la sospensione nel consumo di caffè è possibile osservare un aumento del 25% della concentrazione plasmatica di litio, con improvvisa manifestazione di tremori, come conseguenza della tossicità da litio che si accumula a causa della riduzione della sua eliminazione.

Infine, l’assunzione di caffeina in concomitanza con l’uso di broncodilatatori (salbutamolo, teofillina) può determinare un aumento della probabilità di effetti collaterali, quali eccitabilità, nervosismo e tachicardia.Le principali interazioni tra caffeina e farmaci sono riassunte nella seguente tabella.

Principio attivo

Rilevanza Clinica

Possibili effetti

Meccanismo

Comportamento clinico

Antipsicotici (clozapina, olanzapina)

Moderata

Aumento del rischio di tossicità da antipsicotico (sedazione, convulsioni, ipotensione)

Inibizione del metabolismodell’antipsicotico mediato dal citocromo P4501A2

page14image5841632

Evitare variazioni nell’utilizzo abituale di caffeina in corso di terapia, per evitare fluttuazioni delle concentrazioni plasmatichedell’antipsicotico

Chinoloni e fluorochinoloni (acido pipemidico, ciprofloxacina, enoxacina, grapefloxacina, norfloxacina, ofloxacina)

Moderata

Aumento degli effetti cardiovascolari e centrali della caffeina (tremore, tachicardia, ipertensione, insonnia)

Inibizione del metabolismo della caffeina, mediato dal citocromo P4501A2

Evitare un consumo eccessivo dicaffeina e monitorare l’insorgenza di effetti collaterali

Contraccettivi orali

Moderata

Aumento della stimolazione centrale da parte della caffeina

Inibizione del metabolismo della caffeina, mediato dal citocromo P4501A2

Evitare un consumo eccessivo dicaffeina e monitorare l’insorgenza di effetti collaterali

Efedra e derivati (fenilpropanolamina, pseudoefedrina)

Maggiore

Aumento degli effetti simpaticomimetici dell’efedra (tachicardia, ipotensione, emorragia intracraniale, aritmia cardiaca)

stimolazione adrenergica additiva

Evitare la co-somministarzione

Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina – SSRI (fluvoxamina)

Moderata

Aumento degli effetti cardiovascolari e centrali della caffeina (tremore, tachicardia, ipertensione, insonnia)

Inibizione del metabolismo della caffeina, mediato dal citocromo P4501A2

Monitorare la pressione sanguigna e i segni di tossicità da caffeina

Litio

Moderata

Aumento del rischio di tossicità da litio (astenia, tremore, sete eccessiva, confusione)

Riduzione della clearance renale del litio

Monitorare i sintomi di tossicità da litio

Mexiletina

Moderata

Aumento degli effetti cardiovascolari e centrali della caffeina (tremore, tachicardia, ipertensione, insonnia)

Inibizione del metabolismo della caffeina, mediato dal citocromo P4501A2

Evitare la rapida eliminazione di bevande o medicinali contenenti caffeina, perché ciò potrebbe causare eccessivi effetti collaterali da caffeina (tremore, nausea, vertigini, cefalea)

Psoraleni

Moderata

Aumento degli effetti cardiovascolari e centrali della caffeina (tremore, tachicardia, ipertensione, insonnia)

Inibizione del metabolismo della caffeina, mediato dal citocromo P4501A2

Monitorare la pressione sanguigna e i segni di tossicità da caffeina

Teofillina

Moderata

Aumento del rischio di tossicità da teofillina (nausea, vomito, palpitazioni, convulsioni)

Riduzione del metabolismo della teofillina

Evitare se possibile il consumo di caffeina; in caso contrario evitare variazioni nell’utilizzo abituale di caffeina e in presenza di effetti avversi da teofillina ridurre il dosaggio di caffeina

Verapamil

Moderata

Aumento degli effetti cardiovascolari e centrali della caffeina (tremore, tachicardia, ipertensione, insonnia)

Inibizione del metabolismo della caffeina, mediato dal citocromo P4501A2

Monitorare la pressione sanguigna e i segni di tossicità da caffeina

Cosa fare, in conclusione?

Sintetizzando, per evitare effetti indesiderati, è consigliabile evitare improvvise variazioni nel consumo abituale di caffeina, in particolar modo se in trattamento con farmaci che condividono la stessa via metabolica della caffeina.

A supporto di ciò, sussistono solo evidenze da dati di laboratorio o da segnalazione di singoli casi clinici, ma in via precauzionale questo atteggiamento permetterebbe di evitare che fluttuazioni delle concentrazioni plasmatiche del farmaco o della stessa caffeina possano provocare effetti avversi.

Questa raccomandazione ha ragion d’essere nel caso specifico di pazienti con disturbi psichiatrici, che notoriamente consumano largamente o addirittura abusano di bevande contenenti caffeina: ciò potrebbe determinare una diminuzione dell’efficacia dell’antipsicotico in trattamento o un aumento del rischio di effetti indesiderati.

Fonte: “Farmaci e alimenti: interazioni, controindicazioni e possibili rischi” di Sanitanova S.r.l.