Sconfitta, poesia di Khalil Gibran


Sconfitta

di Khalil Gibran

Sconfitta, mia Sconfitta, mia solitudine e mio deserto,
tu sei a me più cara di mille trionfi,
e al mio cuore sei più dolce di tutta la gloria del mondo.

Sconfitta, mia Sconfitta, conoscenza di me stesso e sfida
per te mi scopro ancora giovane e dal piede veloce,
e non cadrò nella trappola degli allori che avvizziscono.
E in te ho trovato la solitudine
e la gioia di essere disprezzato e fuggito.

Sconfitta, mia Sconfitta, mia lucente spada e scudo,
nei tuoi occhi ho letto che salire al trono significa diventare servi,
ed essere compresi significa essere ridotti
ed essere afferrati non è altro che giungere a
pienezza e cadere come frutti maturi e lasciarsi consumare.

Sconfitta, mia Sconfitta, impudente compagna,
tu udrai le mie canzoni e i miei pianti e i miei
silenzi, solo tu e nessun altro mi parlerà di battito d’ali
e di oceani potenti, e di montagne ardenti nella notte,
e tu sola salirai la mia ripida anima di roccia.

Sconfitta, mia Sconfitta, mio immortale coraggio,
rideremo insieme, tu ed io con la tempesta,
e insieme scaveremo sepolture per tutti quelli che
muoiono in noi e ci ergeremo dinanzi al sole con un fermo proposito,
e saremo pericolosi.

Khalil Gibran, Il Folle, ediz. SE