Perché inserire la canapa nella propria alimentazione?


Spesso pensiamo alla canapa riferendoci alla pianta impiegata nel settore tessile e dell’abbigliamento, o alle infiorescenze utilizzate come farmaco naturale alternativo, tuttavia è importante conoscerne le proprietà anche a livello di alimentazione.

Proprietà nutrizionali della canapa alimentare

Cerchiamo di capire quali sono i pregi di questa pianta così decantata negli ultimi anni. “I semi – spiega Beppe Croce, presidente di Federcanapa – sono particolarmente ricchi di acidi grassi polinsaturi essenziali, i noti Omega-6 e Omega-3, che nell’olio di canapa sono presenti in rapporto ottimale, come accade in pochi altri alimenti. Per questo motivo l’olio a mio parere non andrebbe usato come condimento, ma come integratore alimentare, consumandone un cucchiaino al giorno. La farina, invece, mantiene solo una piccola quota di acidi grassi omega-6 e omega-3, ma è particolarmente ricca di proteine ad elevato valore biologico, con tutti gli aminoacidi essenziali. Il seme di canapa contiene anche numerose vitamine, fra cui la E e le vitamine del gruppo B (B1, B2, B6). I prodotti utilizzati in cucina o nella filiera alimentare – sottolinea Croce – sono soggetti agli stessi controlli previsti per gli altri ingredienti.”

I semi di canapa apportano anche sali minerali come calcio, magnesio e potassio.

Tutti questi nutrienti essenziali donano ai semi di canapa proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. L’utilizzo dei semi di canapa nella dieta rinforza il sistema nervoso e aiuta a combattere diverse malattie (asma, acne, colesterolo, ecc.).

Come utilizzare i semi di canapa in cucina

In cucina i semi di canapa vengono impiegati in diverse ricette e possono essere presentati sempre in modi nuovi. Capita di utilizzarli interi, avendo cura di sbollentarli precedentemente, data la loro durissima cotica protettiva che non permette di saggiarli facilmente a crudo, per arricchire insalate e piatti etnici, o per la preparazione di biscotti e dolci ma anche di pesti e salse.

In commercio si trovano anche i semi di canapa decorticati, molto più pratici da inserire nella dieta perché pronti all’uso.

Macinando i semi di canapa si ottiene una farina assai nutriente, la classica farina di canapa, utile in aggiunta agli impasti di pane e pasta come integratore e come insaporitore.

Ultimamente questo ingrediente è utilizzato anche nei piatti della cucina tradizionale, a conferma della sua elevata versatilità, ed ecco comparire sui menù di locali e ristoranti i cappellacci o le piadine alla cannabis, che altro non sono che prodotti a base di farina di semi di canapa.

A fianco di queste ricette sperimentali che fondono il vecchio con il nuovo, coi semi di canapa si preparano numerosi piatti tipici della dieta vegetariana e vegana: l’Hemp-Fu, ad esempio, un prodotto simile al tofu di soia ma dal sapore molto più marcato.

Altra preparazione che prevede i semi di canapa è lo Shichimi,una tradizionale miscela giapponese di spezie simile ad un peperoncino molto aromatizzato e dal caratteristico colore arancione. Nello Shichimi, oltre ai semi di canapa, troviamo semi di sesamo, semi di papavero, alga nori, scorze di mandarino, peperoncino e pepe nero. Viene utilizzato nella preparazione di zuppe e pietanze a base di riso.

Dalla frantumazione dei semi si ottiene l’olio di canapa, utilizzabile anche a crudo, in modo da preservare al meglio le sue qualità organolettiche e curative.

Sempre dai semi è possibile ottenere un altro prodotto pregiato e succulento: il latte di canapa. Per realizzarlo è sufficiente frullare una parte di semi di canapa e aggiungere 3 parti di acqua.

Nessun seme di canapa, nemmeno quelli di piante ad alto contenuto di THC, contengono elementi psicoattivi al loro interno. Sono prodotti totalmente sicuri, utilizzabili anche per i bambini e gli anziani, senza alcuna controindicazione.

Canapa e celiachia

Ma ciò che rende particolarmente interessante la farina di canapa è l’assenza di glutine. Con il termine glutine si intende attualmente una particolare classe di proteine, dette prolamine, presenti nel frumento (gliadine), nell’orzo (ordeine), nella segale (secaline). La condizione in cui si sviluppa un’intolleranza permanente al glutine si definisce celiachia. Essa si sviluppa in soggetti geneticamente predisposti dopo l’introduzione, con l’alimentazione, di glutine, la cui assunzione determina una flogosi cronica con lesioni non specifiche dei villi intestinali che si localizzano a livello dell’intestino.

Le lesioni istologiche sono responsabili del malassorbimento di molti nutrienti nei segmenti intestinali interessati alla malattia.

È frequente l’associazione della malattia celiaca con altre patologie autoimmuni (diabete mellito, tiroiditi, artrite reumatoide, ecc.).

La mucosa intestinale, ampiamente danneggiata, provoca nel paziente spasmi muscolari dolorosi, terribili attacchi di diarrea e infiammazione.

La terapia dietetica della malattia celiaca si basa sulla totale e perenne eliminazione dalla dieta di tutti i cereali e di tutti gli alimenti che contengono il glutine; pertanto risulta evidente che l’introduzione della coltivazione della canapa può contribuire in modo consistente all’alimentazione dei celiaci.

Uno studio, pubblicato a gennaio 2013 dalla rivista scientifica Plos One, ha approfondito il ruolo della cannabis rispetto ai sintomi della celiachia. La ricerca è stata condotta dall’Università di Teramo e ha coinvolto alcuni pazienti celiaci sottoposti a biopsia intestinale per verificare i sintomi infiammatori della celiachia dopo avere ingerito glutine.

Lo studio si basa sulla caratterizzazione dei recettori CB1 e CB2 di alcuni lipidi bioattivi presenti nel nostro organismo, gli endocannabinoidi, tra cui l’anandamide (AEA) è il principale rappresentante, al fine di valutarne l’espressione in pazienti affetti da malattia celiaca.

Il sistema di endocannabinoidi, presenti in vari organi periferici, opera nel tratto intestinale, riducendone la motilità. Ne consegue una regolazione degli spasmi muscolari e quindi della diarrea, che porta così ad un maggior assorbimento dei nutrienti e quindi ad una attenuazione dei sintomi della patologia. La presenza degli endocannabinoidi è stata riscontrata anche nel tratto intestinale dei pazienti celiaci.

Alcune di queste persone, che avevano fatto anche uso di cannabis, presentavano un quadro clinico migliore  rispetto ai celiaci che avevano semplicemente seguito una dieta priva di glutine.

I risultati hanno dimostrato che la presenza di cannabis nel corpo è un metodo naturale potenzialmente in grado di attenuare i sintomi della celiachia in maniera molto più efficace rispetto ai celiaci che da 12 mesi seguivano una dieta completamente priva di glutine.

Gli studiosi, tra cui la dott.ssa Natalia Battista, coautrice della ricerca “Alterata espressione dei recettori dei cannabinoidi di tipo I e di tipo II nella celiachia”, ritengono, comunque, che non sia ancora il caso di esprimersi in maniera certa, poiché ancora non esistono dati derivanti dalla comunità scientifica.

Fonti:

  • G.Fatati, Dietetica e nutrizione. Pensiero Scientifico Editore
  • B.Loscalzo, Schemi di tossicologia. La Buona Stampa
  • Plos One, rivista scientifica
  • https://www.paginemediche.it/benessere/alimentazione-e-dieta/canapa-alimentare-proprieta-e-benefici-non-solo-per-i-celiaci